Un trail mondiale per dimenticare

L’attività offroad in Italia ha anticipatamente chiuso i battenti, la pandemia non ha lasciato spazi a chi intendeva ancora allestire eventi di rilievo neanche su quelle lunghe distanze che hanno caratterizzato la più difficile stagione agonistica della disciplina. Non così è stato per l’estero, dove addirittura si è riusciti a organizzare un grande evento mondiale, il Golden Trail Championship 2020 alle Isole Azzorre: quattro giorni di gare che hanno richiamato i migliori nomi dell’ultratrail come dello skyrunning e della corsa in montagna, per un festival destinato ad avere un grande futuro soprattutto se troverà oltre alla spinta degli sponsor, la Salomon in primis, anche una rivestitura ufficiale.

La formula era semplice, un a vera e propria corsa a tappe di 4 giorni con gare in sequenza dai 26 ai 36 km per un totale di 113 km e 6.050 metri di dislivello e classifiche che, oltre a quella per tempi, comprendevano anche premi per il miglior scalatore e il miglior discesista per dare possibilità a ogni tipo di atleta. In gara solo 110 corridori da 20 Paesi, con rigidissime regole sanitarie che, ad esempio, hanno impedito la partecipazione all’azzurra Elisa Desco, fermata dai controlli antiCovid, o meglio dall’esito del secondo tampone negativo arrivato troppo tardi impedendole la partecipazione. 7 gli azzurri in gara, qualificatisi attraverso le varie prove previste nell’arco dell’anno. Nella prima tappa di 25 km successo per il francese Frederic Tranchand (Team Nvii Sport) e della svedese Tove Alexandersson (Icebug), con Francesco Puppi Nike Trail) arrivato 8° pur essendo partito per ultimo per punizione, avendo preso parte al prologo senza avere avuto l’esito del secondo tampone. Nella seconda frazione di 24,5 km primi il polacco PBart Przedwojewski (Salomon) e della svizzera Maude Mathys (Salomon) che si sarebbero aggiudicati anche la terza prova di 30 km chiudendo di fatto il discorso per la vittoria finale. Nella tappa conclusiva, di 29,8 km, doppietta americana con Jim Walmsley (Hoka One One) e Rachel Drake (Nike Trail). In classifica finale vittoria quindi per Przedwojewski in 9h10’10” con 7’08” su Walmsley e 16’22” su Tranchand, fra le donne la Mathys ha chiuso in 10h47’41” precedendo di 9’12” la Drake e di 15’01” la francese Blandine L’Hirondel. Agli svizzeri Remi Bonnet (Salomon) e Mathys i titoli per il miglior scalatore, al norvegese Anders Kjaerevik (Bergen Running) e alla slovena Ana Cufer (Salomon) quelli per il miglior discesista, al francese Theo Detienne (Salomon) e all’iberica Gisela Carrion (La Sportiva) il titolo nelle sprint.

La stagione 2020 si chiude quindi con un bilancio di gare decisamente ridotto ma con tante speranze per il nuovo anno, che avrà subito un battesimo di fuoco con la S1 Corsa della Bora, pronta a scattare il 3 gennaio da Trieste con una rigida applicazione dei protocolli ma con un programma straricco, addirittura 8 gare compresa la nuovissima ecomaratona di 42,195 km. Gli organizzatori sono al lavoro da mesi per realizzare la grande kermesse e hanno già prenotato 2.000 tamponi rapidi. Sarà la prima di una lunghissima serie di gare, con la Ronda Ghibellina di fine mese e tanti altri eventi nel trail come nello skyrunning e nella corsa in montagna, per la quale è stato annunciato il programma della Coppa del Mondo, rinnovata nel suo format con 12 gare divise fra long e classic mountain e short uphill (in pratica dei vertical). Ben 4 eventi saranno in Italia: il 4 settembre il Vertical Nasego seguito il giorno dopo dal Trofeo Nasego, il 26 settembre il Trofeo Ciolo e il 12 ottobre il KV Chiavenna-Lagunc.

Credito foto homepage: Martina Valmassoi/organizzatori