Le discipline più penalizzate dal Covid

Un anno di Covid. La pandemia ha fortemente influito su tutta la nostra vita e conseguentemente anche sullo sport, sulla corsa. Sin dalla fine di febbraio l’attività è stata completamente bloccata, per riprendere timidamente solo a fine luglio quando sono stati messi a punto i protocolli sanitari utili per provare a tornare ad organizzare. Nel corso dei mesi estivi l’attività è ripresa, anche se non in maniera massiccia, perché le disposizioni sanitarie da un lato hanno fortemente aumentato le spese organizzative, dall’altro hanno tenuto lontani molti appassionati ben poco invogliati a sottoporsi a rischi di assembramento. La maggior parte delle prove allestite sono state impeccabili, dimostrando che si può organizzare anche in condizioni di grande difficoltà, poi chiaramente molto sta alla responsabilità e alla coscienza di ognuno. La seconda ondata, nella quale siamo ancora pienamente immersi, ha portato un nuovo stop, anche se in base ai regolamenti e alle disposizioni governative, si potrebbe ancora gareggiare su strada e offroad, ma con molte regioni parzialmente o totalmente bloccate anche chi aveva un po’ di ambizione ha perso la spinta a mettersi in gioco.

Quali sono le discipline che più hanno pagato dazio alla pandemia? A ben guardare l’attività su pista, che era quella che rischiava maggiormente di fermarsi è andata in porto in maniera sufficientemente esaustiva. Sono mancati i grandi eventi internazionali, si è gareggiato prevalentemente nel nostro Paese, ma proprio l’assenza di obiettivi che non fossero legati ai progressi personali ha spinto molti a impegnarsi forse anche più che in una stagione normale, tanto è vero che molti sono stati i protagonisti, da Crippa a Fabbri, dalla Japichino alla Bogliolo. Molti segnali per la stagione a venire, che dovrà (e sottolineiamo il verbo) essere quella olimpica, la situazione sanitaria, se da una parte lascia intravedere spiragli per l’ormai imminente diffusione dei vaccini, dall’altra lascia ancora molti dubbi sulle possibilità di effettuazione delle prove indoor, anche se gli ultimi mesi hanno dimostrato come si possa allestire qualsiasi evento sportivo al chiuso se si riesce a disegnare intorno ad esso una “bolla” di protezione.

L’attività su strada ha pagato un prezzo molto alto. Annullate tutte le maratone e quasi tutte le mezze, si è riusciti ad allestire solo sporadici eventi sui 21,097 km (particolarmente riusciti quelli in Toscana) quasi che la distanza fosse un limite organizzativo, oltre il quale era pressoché impossibile garantire una adeguata protezione. Per questo sono state principalmente le prove si distanze brevi ad andare in porto, almeno fino allo scoppiare della seconda ondata.

Paradossalmente contrario il discorso per l’offroad: l’estate ci ha regalato molti eventi di ultratrail, favoriti da partecipazioni numericamente ridotte, ma non così tanto rispetto alle altre stagioni e da percorsi che per il loro sviluppo rendevano conseguente il necessario distanziamento. Diverso il discorso per le prove più brevi, ad esempio la corsa in montagna è stata fortemente ridotta, anche se alcuni eventi di stampo nazionale sono comunque stati realizzati in piena sicurezza, lo stesso dicasi per lo skyrunning, anche questo molto penalizzato.

In questi ultimi due casi, dà speranza il fatto che l’inizio della prossima stagione sia piuttosto in là, quando la situazione sanitaria è presumibile che inizierà ad essere più tranquilla. E’ la speranza di tutti, per vivere un 2021 che quantomeno ci avvicini a una rinnovata normalità.

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