Il difficile percorso verso Tokyo

Riuscire a interpretare il calendario internazionale da qui alla fine dell’anno è davvero un terno al lotto. Appena nei cuori degli appassionati si affacciava una timida speranza, ecco che la nuova crescita dei contagi da Covid-19 chiude ogni porta. Eppure fino a pochissime settimane fa sembrava che la strada verso una ripresa fosse aperta, lo spettacolo della London Marathon aveva catalizzato l’attenzione di tutti, regalando anche la clamorosa sorpresa della sconfitta di Eliud Kipchoge, il kenyano vincitutto messo KO da problemi a un orecchio, chiudendo ottavo in 2h06’49”. La gara aveva sancito la fine dell’impero kenyano nella capitale britannica, con il solo Vincent Kipchumba a lottare fino all’ultimo metro contro una pletora di etiopi scatenati, superandoli tutti meno uno, quello Shura Kitata già conosciuto da noi per aver vinto a Roma e assurto a eroe nazionale con il suo successo in 2h05’41”, un secondo meglio di Kipchumba e 4 del connazionale Sisay Lemma. Si sperava molto in Daniele Meucci, che aveva accettato l’invito degli organizzatori pensando soprattutto a strappare il minimo per i Giochi Olimpici, ma la sua gara è finita anzitempo, colpa della pioggia e del freddo che hanno spento le sue ambizioni soprattutto quando si è ritrovato solo, intorno al 15° posto, ma senza compagni di viaggio in grado di aiutarlo a tenere il ritmo. La gara femminile ha invece confermato il dominio della primatista mondiale Brigid Kosgei, prima in 2h18’58”, tempo eccezionale viste le condizioni climatiche. Ben 3’03” il distacco dell’americana Sara Hall, terza a 3’07” la campionessa del mondo Ruth Chepngetich.

Il discorso della qualificazione olimpica è davvero delicato: guardando quel che sta succedendo, il rischio è che le occasioni per raggiungere il minimo si riducano costantemente da qui alla primavera. Molti puntano alla Marathon Valencia Trinidad Alfonso del 6 dicembre prossimo, alla quale sono già iscritti ad esempio Valeria Straneo e Daniele D’Onofrio, ma la sicurezza che essa ci sarà davvero non la può avere nessuno. Nella stessa Europa dell’Est che pure fra tanti sacrifici e qualche perplessità era andata avanti anche nei mesi più duri, dopo le maratone di Sofia (vinta in 2h13’03” da una nostra vecchia conoscenza, il marocchino residente in Piemonte Youssef Sbaai con l’azzurro Hajjy settimo in 2h24’43” e dall’ucraina Viktoria Khapilina in 2h27’57”) e di Kosice (la più antica del calendario, andata quest’anno al padrone di casa Marek Hladik in 2h26’08” e alla ceka Petra Pastorova in 2h52’11”), tutto si è fermato.

Non così, paradossalmente, in Cina, da dove tutto è partito, dove l’attività non solo podistica ma sportiva tutta si era fermata nello scorso inverno e dove, ora che il Covid-19 è pressoché sparito, sono riprese anche le maratone della Worldathletics Road Label, con gli appuntamenti di Changzhou (21,097 km) e Taiyuan (42,195 km). Gare prettamente cinesi, non essendo ancora ammessi stranieri all’interno dei confini e questa chiusura, non solo cinese ma che coinvolge tanti Paesi, è un’altra fosca nube nel cammino di avvicinamento ai Giochi di Tokyo 2021.

Credito foto homepage: Worldathletics