Le nuove follie della Worldathletics

Una profonda rivoluzione, l’ennesima, è alle porte dell’atletica. La corsa al cambiamento della federazione mondiale passa per scelte più o meno discutibili, questa lo è certamente: il massimo organo mondiale sta pensando di cambiare la formula dei concorsi, prendendo ad esempio quanto si è visto di recente nel salto in lungo al Meeting di Stoccolma valido per la Diamond League. La formula è la seguente: i concorrenti, chiamati ad affrontare 6 salti in finale, compiono i primi 5, al termine dei quali, in base alla classifica, vengono “promossi” al salto finale i primi 3. La classifica loro riservata viene azzerata: vince chi salta più lontano fra i tre nell’unico tentativo a disposizione.

Questo scempio (non ci sono altre parole per descriverlo) dà la stura a molti casi assurdi: ad esempio i primi due commettono nullo, al terzo basta quindi un “saltino” per aggiudicarsi la vittoria. Oppure, nel caso di salti in elevazione, si può scegliere una misura assolutamente comoda… Magari nel corso della gara qualcuno aveva ottenuto il record del mondo, eppure alla fine vince un altro solo perché nell’ultima occasione ha fatto meglio, ottenendo una misura neanche lontanamente paragonabile.

La cosa grave è che questa formula secondo i “geni” della Worldathletics non dovrebbe valere solo per i meeting, ma anche per le prove ufficiali, Olimpiadi e Mondiali in primis. La motivazione? E’ sempre la stessa: rendere l’atletica televisivamente appetibile, capace di inchiodare allo schermo gli utenti fino all’ultimo, non potendo conoscere fino all’ultimo chi vincerà. Un po’ lo stesso principio che ha portato all’accorciamento delle prove di marcia, da 20 e 50 km rispettivamente a 10 e 30 (le decisioni in questo caso andranno in vigore dopo Tokyo 2021).

A dimostrare che stiamo parlando di un’autentica follia è l’esito della stessa gara svedese: in quel caso durante la gara aveva saltato più lontano lo svedese Montler, ma nel turno finale il migliore è stato il sudafricano Samaai (nella foto della homepage) e la vittoria è andata a lui, seppur con una misura inferiore. Ogni gara perde così ogni significato tecnico diventando una sorta di terno al lotto, il gesto viene completamente svilito, viene premiata solamente la fortuna, il calcolo, dando vita ad autentiche ingiustizie sportive. Poi ci si lamenta se l’atletica continua a perdere appeal, ma sarà ben difficile recuperarlo, anche presso le più giovani generazioni che sono il target ossessivamente controllato dai dirigenti della Worldathletics, con decisioni del genere. Per fortuna gli atleti, che sono i primi interpreti, si stanno ribellando a queste cervellotiche decisioni, speriamo che riescano a instillare un po’ di buon senso in Sebastian Coe e compagnia…

Credito foto homepage: Worldathletics