Generali Milano Marathon: provare a esserci nel 2020 per dare un segnale

L’emergenza coronavirus ha stoppato sul nascere una stagione podistica che era attesissima. Tutte le classiche della primavera, che avevano già raccolto migliaia di iscrizioni, sono state cancellate, rinviando tutto al prossimo anno nella speranza che la situazione sanitaria sia tornata alla normalità. C’è chi si è tenuta aperta la possibilità di spostare la gara alla seconda parte di stagione, per tenere annodato un filo logico, ma non è una soluzione semplice. Tra questi c’è la Generali Milano Marathon, ma il suo responsabile organizzativo Andrea Trabuio tiene a mettere subito in evidenza un aspetto:

“Che dopo l’estate si possa tornare ad organizzare gare podistiche è più un auspicio che una certezza. La verità è che ad oggi non abbiamo idea di quella che sarà la situazione e le disposizioni alle quali attenersi nella seconda parte di stagione. Quindi seguendo questa logica non abbiamo ancora volutamente comunicato quali sono le nostre intenzioni e credo sia opportuno attendere ancora qualche settimana prima di esporsi su un tema così delicato e suscettibile di modifiche giorno dopo giorno. Poi bisogna chiarirsi di che impatto vogliamo parlare. Da un punto di vista strettamente economico, “saltare” un anno di evento ha un costo importante che ci troviamo a dover sostenere, non poter organizzare il nostro evento significa però non poter garantirsi delle entrate mettendo anche a rischio posti di lavoro, sia direttamente nella nostra struttura ma anche in tutte quelle realtà che lavorano nel settore. Se invece parliamo di impatto sportivo, dal mio punto di vista è preferibile mantenere la collocazione originale in calendario, anche alla luce del fatto che molti eventi cancellati nella prima parte della stagione si sono ad oggi riposizionati nell’autunno e comunque non sappiamo se i runner potranno correre, allenarsi, viaggiare come facevano prima di questa crisi“.

In base alla vostra lunga esperienza nel campo, il mondo del podismo ha reagito positivamente al particolare momento che stiamo vivendo o forse si è compresa con ritardo la necessità di evitare ogni forma di aggregazione e quindi di non allenarsi insieme?

Direi che tutto sommato la reazione è stata complessivamente positiva, tutti gli organizzatori di eventi mano a mano che aumentava la consapevolezza della situazione hanno cancellato la propria manifestazione. Per quanto riguarda invece i runner, gli stessi hanno prima reagito in modo scomposto ma poi alla fine si sono tutti adattati accettando di buon grado la nuova realtà. Non è stato semplice far capire che bisognava dare l’esempio, che bisognava rimanere a casa, la comprensione però c’è stata“.

L’emergenza Covid-19 ha visto la figura del runner messa alla berlina in maniera sicuramente eccessiva, con tanti episodi che hanno superato i limiti. Secondo voi c’è stato un danno d’immagine che peserà sull’immediato futuro del podismo e come si può eventualmente ovviare ad esso?

Il fatto che il paziente uno fosse un runner non è stato un fatto simpatico per il movimento e ad un certo punto nell’opinione pubblica i runner sembravano essere diventati i nuovi “untori”, distributori del covid-19. Subito dopo poi tutti sembravano essere diventati maratoneti e correre era una necessità di cui non poter fare a meno! A questo si sono aggiunti alcuni comportamenti fuori luogo, come ad esempio quello di un amministratore pubblico nelle Marche che mentre il suo Sindaco diceva a tutti di stare a casa, è andato a fare un lungo come allenamento. Nel tempo però è subentrata una maggiore consapevolezza da parte di tutti ed episodi estremi non ce ne sono stati altri. Nel breve confido che ci sarà un ritorno ad una situazione più normale e che non ci sia bisogno di azioni particolari per riportare la reputation del runner ai livelli pre-coronavirus”.

In questa situazione generale, organizzare una gara podistica, soprattutto in una grande città e soprattutto in un territorio come la Lombardia che più di altri ha pagato un prezzo salatissimo, quanto è più difficile?

Ad oggi non saprei come rispondere, io credo che prima di tutto ci sarà da capire quali potranno essere i dispositivi da rispettare, le prescrizioni ed i protocolli di comportamento in essere in un prossimo futuro, poi se riusciremo a produrre un evento nel quale i runner potranno correre in sicurezza, credo che non ci saranno maggiori problemi rispetto alla situazione attuale. Sicuramente da parte degli organizzatori ci saranno da affrontare maggiori costi, ma questo lo capiremo solo nei prossimi mesi”.

Andando al di là del difficile momento contingente: quali sono gli obiettivi di Generali Milano Marathon per il futuro, vi siete posti dei limiti numerici?

Fa un po’ specie parlare di obiettivi in questo momento dove tutto è un po’ confuso. In ogni caso nel nostro pensiero, il primo che mi sento di indicare, è quello di poter tornare ad essere la Milano Marathon di prima, un evento in espansione, in Italia e all’estero, innovativo, un punto di riferimento per il running italiano, con un programma di eventi variegato. La Milano Marathon da anni ormai non è più solo una corsa ma un Festival del Running vero e proprio, con una forte caratterizzazione sociale e solidale. Maratona, Staffetta, School Marathon e un Charity Program che nell’ultimo anno ha raccolto quasi due milioni di euro per progetti sociali. Numericamente l’obiettivo è di arrivare rapidamente ad una partecipazione di 10.000 runner nella maratona individuale, poi capiremo se la struttura della città può accoglierne di più. In ogni caso già oggi, considerando tutti gli eventi sopra citati, complessivamente nel weekend scendono in strada a correre oltre 40.000 persone, il che è già un buon risultato”.

foto:https://facebook.com/andrea.trabuio/photos

credito c.o.Milano Marathon