Quest’inverno è passata un po’ sotto silenzio la notizia della cancellazione del Vertical Kilometer World Circuit: un fatto grave, l’ennesimo per una specialità, lo skyrunning, che meriterebbe molto spazio e considerazione per la sua bellezza e le sue peculiarità, ma che sconta una dirigenza profondamente dilettantistica, arroccata sulle sue posizioni, chiusa verso il resto del mondo dell’atletica, con il risultato che mentre altre discipline come il trail iniziano a connotarsi sempre più dal punto di vista agonistico, a coinvolgere un maggior numero di appassionati e a sognare anche nuovi approdi (magari anche a cinque cerchi…), lo skyrunning diventa un po’ la Cenerentola del movimento podistico.

La storia del World Circuit è esemplare in tal senso: creata come costola delle World Series (di cui una volta facevano integralmente parte), la challenge ha perso via via appeal proprio perché non le è stato creato intorno alcun tipo di supporto, né a livello di comunicazione né di incentivo alla partecipazione. Le gare sono andate diminuendo, molte erano riservate quasi esclusivamente ai corridori di casa, alla fine la sua cancellazione è stata un’ovvia conseguenza. La federazione internazionale si è affannata ad affermare che la disciplina del vertical kilometer rimane peculiare allo skyrunning e continuerà a far parte delle sue manifestazioni ufficiali a cominciare dai Mondiali, peccato però che questi stessi siano un evento un po’ sui generis, tanto è vero che la partecipazione degli italiani è affidata integralmente alla loro volontà di iscriversi, della costituzione di una nazionale neanche a parlarne…

Questi problemi si riflettono anche sulla stipula dei calendari nazionali e sull’attività nel suo complesso: è difficile in un simile contesto pensare a prove cardine della stagione, vere e proprie “classiche” come avviene in tanti altri sport, dal ciclismo in poi. Ci si affida molto alle iniziative dei singoli organizzatori, al prestigio che gli stessi riescono a guadagnarsi con il proprio impegno, ma proprio questa passione avrebbe bisogno di un sostegno, non solo economico ma anche e soprattutto normativo e di comunicazione nel suo insieme. Inutile nascondersi: lo skyrunning ha perso una grande occasione non seguendo le orme del trail, entrato a far parte in pieno del programma della Worldathletic, la federazione mondiale di atletica. Un passo che andava fatto, un accordo che andava trovato, per tutelare maggiormente tutti quelli che hanno deciso di investire, chi correndo chi organizzando, su questa bellissima disciplina. Intanto alcune prove di spicco hanno scelto di affluire nella World Cup di corsa in montagna: un altro brutto segnale sul quale riflettere.

Credito foto homepage: gianluca_martinelli