D’Onofrio e Straneo, un tricolore per ripartire

C’è un certo fermento nel movimento azzurro della mezza maratona e i Campionati Italiani, disputati nel quadro della Giulietta&Romeo Half Marathon di Verona, ne hanno dato conferma. Il là lo aveva dato Eyob Ghebrehiwet Faniel, il talentuoso portacolori delle Fiamme Oro capace addirittura di vincere una classica internazionale come la Mezza di Siviglia in 1h00’44”, finendo a 24” dal record italiano firmato nel 2002 da Rachid Berradi. Un record tra i più antichi del panorama italiano, sarebbe tempo di abbassarlo e magari scendere finalmente sotto la soglia dell’ora, che inizia a essere superata a ripetizione non solo dai corridori africani. Faniel a Verona non c’era, perché impegnato a preparare la maratona, sempre a Siviglia, della domenica successiva, come non c’erano anche gli altri due preselezionati azzurri per la maratona olimpica, Yassine Rachik e Daniele Meucci, entrambi in predicato di affrontare un test probante sui 42,195 km in primavera, ma non per questo la gara veronese non ha offerto indicazioni di rilievo.

Il titolo italiano assoluto è andato a Daniele D’Onofrio, anche lui delle Fiamme Oro, che per l’occasione ha portato a 1h03’15” il suo primato personale. Certo, non è un tempo da far rizzare la pelle e il fatto che davanti a lui siano arrivati 4 atleti stranieri tra cui il norvegese Sondre Moen (la vittoria per la cronaca è andata al kenyano della Dinamo Sport Joel Maina Mwangi in 1h00’40”) rende meglio l’idea di un livello non eccelso, ma spesso bisogna andare oltre i puri dati numerici. D’Onofrio ha visto la sua crescita atletica interrotta a lungo per un infortunio, ha potuto riprendere il suo cammino solo lo scorso anno, il fatto che sia tornato al titolo italiano è un dato importante. Su di lui il Dt Antonio La Torre costruirà presumibilmente la squadra che andrà ai Mondiali di mezza maratona di Gdynia (POL) a fine marzo, un’occasione non tanto per sognare chissà quale risultato, ma per togliere importanti manciate di secondi ai propri personali, per D’Onofrio come per chi gli ha fatto compagnia sul podio italiano di Verona: il fratello d’arte Nekagenet Crippa (Trieste Atl., 1h03’23”, PB) e lo specialista di corsa in montagna Xavier Chevrier (Atl.Valli Bergamasche, 1h03’25”, PB).

Diversa la situazione in campo femminile, dove è ancora in atto la corsa alla selezione olimpica che coinvolge più di 3 atlete: Sara Dossena ha già in tasca il biglietto per Tokyo e sta preparando come i colleghi maschi un test primaverile, altre atlete come Valeria Straneo, Anna Incerti, Giovanna Epis, Catherine Bertone sono tutte in predicato di partire se otterranno il minimo. Solamente la prima, a dir la verità, ha svolto in questo inizio di 2020 un’attività assidua sui 21,097 km, prima giungendo seconda nella prova iberica di Puerto de Sagunto in 1h12’14”, poi migliorandosi a Verona in 1h11’34”. Più che il tempo, pur notevole soprattutto se rapportato al tracciato veronese non velocissimo, quel che ha colpito della prestazione della piemontese della Laguna Running è la sua autorità, che l’ha portata nella parte finale a dare scacco matto a una specialista come la kenyana Lenah Jerotich, giunta alla fine staccata di 9”. Sul podio tricolore anche la Epis (Carabinieri, 1h12’13”) e Federica Sugamiele (Caivano Runners, 1h13’04”, PB). Paradossalmente, per La Torre sarà più difficile costruire un team al femminile per Gdynia, tenendo sempre in considerazione il fatto che la trasferta polacca può essere utilissima per chi vuole trovare l’occasione giusta per migliorarsi.

Credito foto homepage: Ambrosi/organizzatori