Le 10 carte da giocare a Tokyo

Mancano ormai 5 mesi ai Giochi Olimpici di Tokyo, l’Italia sportiva va completando il suo vasto contingente di atleti con tante speranze nel proprio bagaglio. L’obiettivo è raggiungere quantomeno le 10 medaglie d’oro, migliorando così le due ultime edizioni olimpiche, ma considerando le varie discipline sportive, l’atletica rischia di essere ancora una volta il vaso di coccio. Salire su un podio sarà già una grande impresa, sono ormai anni che le grandi manifestazioni vedono gli azzurri semplici spettatori e anche gli ultimi Mondiali hanno regalato all’Italia un semplice bronzo, per di più nell’unica prova non contemplata nel programma olimpico, la 50 km di marcia femminile.

Il Direttore Tecnico Antonio La Torre, proprio considerando le difficoltà dell’atletica italiana, che sta faticosamente cercando di uscire da una lunghissima crisi, ha già detto che la spedizione olimpica azzurra sarà ridotta nei numeri, dando più spazio per i successivi Europei di Parigi. Eppure l’attuale atletica italiana, rispetto al recente passato, qualche carta in più da giocare l’avrebbe, se non per il podio almeno per una finale che avrebbe davvero un valore importante, decisamente maggiore rispetto ai Mondiali proprio perché si tratta di un evento quadriennale, in grado di segnare un’intera carriera. Abbiamo quindi identificato 10 nomi da tenere d’occhio, nel loro avvicinamento a Tokyo e nell’avvincente settimana olimpica, sperando che almeno una di queste carte risulti vincente.

LUMINOSA BOGLIOLO (100 metri a ostacoli)
Nel suo caso raggiungere la finale sembra davvero difficile, ma la sua crescita, tanto silenziosa quanto costante, lascia davvero ben sperare: la ligure ha ormai assunto una connotazione europea di assoluto livello e nel suo caso l’obiettivo primario deve essere quello di continuare a migliorare dal punto di vista cronometrico, il resto verrà da sé.

YEMAN CRIPPA (5000 e 10000 metri) (nella foto della homepage)
Il trentino continua a crescere anno dopo anno e ad avvicinarsi all’elite mondiale. Molti osservatori dicono che le “sue” Olimpiadi saranno quelle del 2024, magari in maratona, ma intanto a Tokyo si può confermare se non addirittura migliorare l’8° posto dei Mondiali sui 10000, distanza che obiettivamente sembra più nelle corde dell’azzurro. Forse sarebbe anzi il caso di concentrare le proprie energie su quella prova, preparandola nei minimi particolari.

LEONARDO FABBRI (Getto del peso)
Il toscano è l’autentica rivelazione della monca stagione indoor, nella quale ha raggiunto un vertice di 21,59 e soprattutto acquisito sicurezza nei lanci oltre i 21 metri. L’elite assoluta è ancora lontana, basti pensare che a Doha i tre medagliati hanno lottato nello spazio di un cm in prossimità dei 23 metri, ma la continuità dimostrata da Fabbri legittima le sue ambizioni per raggiungere la finale e non accontentarsi.

EYOB FANIEL (Maratona)
L’italoeritreo pupillo di Ruggero Pertile viene da un inverno eccezionale, dove le vittorie alla BoClassic di Bolzano e soprattutto alla mezza di Siviglia gli hanno fatto fare un salto di qualità nella sua consapevolezza. Faniel (ma anche Rachik e magari un Meucci nel pieno della forma) può recitare un ruolo importante in una maratona olimpica che si preannuncia infuocata agonisticamente con la sfida fra Kipchoge e Bekele. La sensazione è che per entrare nella Top 10 si dovrà scendere sotto le 2h10’.

ANTONELLA PALMISANO (20 km di marcia)
Fino a un paio di anni fa, avremmo ritenuto la Palmisano l’unica vera carta da medaglia dell’atletica italiana, le ultime due stagioni hanno però visto una sua involuzione, dettata anche da difficoltà nell’avere un tranquillo percorso di avvicinamento ai grandi eventi. L’azzurra ha però sempre detto di guardare a Tokyo come il vero grande traguardo della sua carriera, ora poi che ha in casa una concorrente come la medagliata mondiale Eleonora Giorgi, potrebbe essere uno stimolo ulteriore.

DAVIDE RE (400 metri)
Il 2019 ha detto che il portacolori delle Fiamme Gialle ha scalato le gerarchie europee fino alla cima, ma l’elite mondiale è ancora più avanti. A Doha ha mancato la finale per un’inezia, una delusione che potrebbe però aver aumentato la sua fame e agguantare l’atto conclusivo a Tokyo avrebbe un sapore decisamente più dolce. Se riuscirà a ritrovare quella magica forma l’obiettivo sarà sicuramente alla portata e sarebbe già un risultato eccezionale.

MASSIMO STANO (20 km di marcia)
Davvero difficile dire che cosa potrà fare il marciatore pugliese, i Mondiali hanno detto chiaramente che, con la scuola russa messa forzatamente da parte, gli asiatici hanno preso saldamente le redini della specialità e oltretutto giocheranno in casa. Lo spostamento delle gare a Sapporo potrebbe essere un vantaggio per Stano, che gradisce poco le temperature troppo alte. Fondamentale sarà avere il picco di forma nell’occasione che conta, una coincidenza non facile da raggiungere.

CLAUDIO MICHAEL STECCHI (Salto con l’asta)
Dopo anni tribolati, Stecchi sta finalmente raggiungendo quei livelli che da molti venivano preconizzati. Se riuscirà a raggiungere con continuità i 5,80, potrà sicuramente sognare la finale olimpica e chissà, magari anche qualcosa in più se capiterà l’occasione giusta. Certo, i voli di Duplantis (SWE) hanno dato una grande sveglia alla disciplina, per ambire al podio servono i 6 metri, ma il toscano ha la determinazione giusta per costruire qualcosa d’importante.

GIANMARCO TAMBERI (Salto in alto)
E’ indubbio che il primatista italiano sia la miglior carta da giocare, l’ha dimostrato anche a Doha, pur in una condizione fisica e soprattutto tecnica approssimativa. Per arrivare al podio, Tamberi deve certamente ritrovare quelle misure che aveva ormai familiari quattro anni fa, prima del terribile infortunio di Montecarlo che lo privò di un’Olimpiade da vivere addirittura da favorito. La fortuna ha un debito nei suoi confronti, incrociamo le dita…

FILIPPO TORTU (100 metri) (nella foto della homepage)
Nel caso del velocista lombardo il podio è un sogno ai limiti dell’utopia, ma sognare non costa nulla. D’altronde per lui raggiungere la finale avrebbe un sapore clamoroso, storico perché mai un italiano, nella lunga storia olimpica, è mai entrato tra i magnifici 8 nella gara regina dell’intero programma sportivo. Importante sarà rivederlo sotto i 10” come aveva fatto due anni fa, se vuole davvero ambire a qualcosa di prestigioso bisogna superare questo muro con continuità.

Credito foto homepage: giancarlo_colombo/fidal